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Investire per competere: il comparto Energy & Utility come motore dell'Italia post-PNRR

Investire per competere: il comparto Energy & Utility come motore dell'Italia post-PNRR

315 miliardi di euro entro il 2035 e 825 miliardi di euro entro il 2050: è il potenziale di investimenti in infrastrutture strategiche che le aziende del comparto Energy & Utility possono attivare – senza ricorrere al debito pubblico - per energia, economia circolare, infrastrutture, ciclo idrico e data center.

Con la conclusione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) nel giugno 2026, l'Italia si trova di fronte alla complessa sfida di garantire continuità agli investimenti necessari per la crescita nazionale, evitando il rischio di una fase recessiva. In questo delicato contesto di transizione, il settore Energy & Utility si delinea come una delle principali leve industriali per sostenere lo sviluppo, la competitività e la resilienza del sistema-Paese. I dati emergono dal Position Paper "Investire per competere. Il contributo delle Utility a sviluppo e occupazione del Paese", realizzato da TEHA Group in collaborazione con A2A e presentato in occasione della 52ma edizione del Forum di Cernobbio.

Un piano da 825 miliardi interamente privato

Lo studio stima che le aziende del comparto Energy & Utility siano in grado di attivare investimenti infrastrutturali strategici per 315 miliardi di euro entro il 2035 e ben 825 miliardi di euro complessivi entro il 2050. Si tratta di una media di 33 miliardi di euro all'anno (pari a circa il 9% degli investimenti annui totali realizzati in Italia nel decennio 2016-2025), mobilitabili interamente tramite capitali privati, senza ricorrere al debito pubblico.

Le risorse andrebbero a potenziare nove ambiti strategici, tra cui la generazione elettrica da fonti rinnovabili e nucleare, le reti elettriche e gas, i data center, il ciclo idrico integrato e il trattamento dei rifiuti. Questo massiccio afflusso di capitali vanta un effetto moltiplicatore eccezionale: ogni euro investito genera ricadute economiche complessive superiori a 4 volte il valore iniziale, con un impatto totale lungo le catene di fornitura nazionali che supera i 3.000 miliardi di euro. Una dinamica finanziaria capace di incrementare di circa il 10% il tasso annuo di crescita reale del PIL e di abilitare fino a 300.000 nuovi posti di lavoro diretti entro il 2050.

Sicurezza energetica: autonomia nazionale all'81%

L'attuazione degli investimenti consentirebbe all'Italia di compiere un passo storico verso l'indipendenza e la sicurezza energetica. Attualmente, l'autonomia energetica nazionale si attesta ad appena il 26%. Grazie allo sviluppo delle infrastrutture e delle fonti rinnovabili, questa percentuale potrebbe salire al 49% nel 2035, fino a raggiungere l'81% entro il 2050. Una svolta che ridurrebbe strutturalmente la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili e l'esposizione del Paese alla forte volatilità dei mercati delle commodity internazionali.

Parallelamente, la decarbonizzazione del sistema energetico favorirebbe una riduzione del 36% delle emissioni nazionali di CO2 entro il 2050. Tale contrazione comporterebbe un risparmio stimato di 31 miliardi di euro di costo sociale del carbonio evitato.

La svolta circolare: azzeramento delle discariche e tutela dell'acqua

Il Position Paper evidenzia benefici sostanziali anche sul fronte dell'economia circolare e della gestione delle risorse idriche:

  • Rifiuti zero in discarica: Gli investimenti nell'impiantistica per il trattamento dei rifiuti consentirebbero l'azzeramento del conferimento in discarica dei rifiuti urbani (che oggi ammonta a 4,4 milioni di tonnellate all'anno). Questa transizione permetterebbe una riduzione del costo di smaltimento per il sistema-Paese di oltre 500 milioni di euro nel 2050.
  • Prevenzione delle sanzioni idriche: Gli interventi mirati nel ciclo idrico integrato consentirebbero di superare storici ritardi fognari e di depurazione, aiutando l'Italia a evitare fino a 1,5 miliardi di euro di sanzioni europee entro il 2050.

Risparmi tangibili per consumatori e aziende

La transizione e l'efficienza energetica si tradurrebbero in vantaggi economici diretti sia per i bilanci familiari sia per il settore industriale:

  • Benefici per le famiglie: Grazie all'elettrificazione e all'efficienza dei consumi, una famiglia media in configurazione interamente elettrica ("full electric") potrebbe abbattere la propria spesa energetica complessiva del 29%, registrando un risparmio di circa 1.000 euro all'anno. Anche nello scenario nazionale base, caratterizzato da un'elettrificazione solo parziale, il risparmio medio rimarrebbe significativo, attestandosi a circa 700 euro all'anno (-20%) al 2050.
  • Benefici per le imprese: L'abbassamento del costo dell'energia elettrica generato dall'incremento delle rinnovabili si tradurrebbe in circa 80 miliardi di euro di risparmi cumulati per le aziende italiane al 2050. Se reinvestite, queste risorse potrebbero generare un valore aggiunto addizionale per il sistema economico nazionale fino a 260 miliardi di euro.

In sintesi, a fronte della fine dei finanziamenti pubblici legati al PNRR, la capacità industriale e finanziaria del settore Energy & Utility rappresenta la piattaforma più solida e sostenibile per guidare lo sviluppo industriale, la sicurezza e la competitività dell'Italia nei prossimi venticinque anni.

 

Didascalia foto: da sin. Lorenzo Tavazzi, Senior Partner e Board Member di TEHA, Renato Mazzoncini, Amministratore delegato del Gruppo A2A, Roberto Tasca, Presidente del Gruppo A2A. 


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