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I rifiuti speciali crescono più del PIL: +4.6% nel 2024 rispetto al 2023

Il flusso maggiore riguarda i rifiuti da costruzione e demolizione, che raggiunge un tasso di riciclo record dell'82,4%.

I rifiuti speciali crescono più del PIL: +4.6% nel 2024 rispetto al 2023

Nel corso del 2024, la produzione complessiva di rifiuti speciali in Italia ha registrato una netta accelerazione, superando la soglia dei 172 milioni di tonnellate. Questo incremento, pari al +4,6% rispetto all'anno precedente (circa 7,6 milioni di tonnellate in più), evidenzia un marcato scollamento rispetto all'andamento generale dell'economia nazionale, che nello stesso periodo ha visto una crescita del Prodotto Interno Lordo ferma allo 0,8% e consumi finali contratti al +1,3%. I rifiuti derivanti da attività industriali, commerciali, artigianali, di servizio, nonché di trattamento dei rifiuti e risanamento, delineano una mappa produttiva fortemente legata ai settori chiave del sistema produttivo del Paese. Sono i dati presentati dal Rapporto Rifiuti Speciali 2025 di Ispra, che ogni anno informa sulla produzione e gestione dei rifiuti speciali in Italia.

L'edilizia si conferma il traino della produzione nazionale

A guidare la produzione di queste frazioni è, ancora una volta, il settore delle costruzioni e delle demolizioni, che si conferma il principale motore nazionale generando da solo 90,4 milioni di tonnellate, pari al 52,5% dell'intero volume di rifiuti speciali. Seguono a distanza le attività di trattamento rifiuti e risanamento, responsabili del 23,1% del totale, le attività manifatturiere con il 15,9% e le restanti attività economiche all'8,5%. Sotto il profilo della pericolosità, la quasi totalità dei flussi generati è di natura non pericolosa, coprendo il 93,7% del totale e segnando un aumento del 4,5% sul 2023. Di contro, i rifiuti pericolosi si attestano a 10,8 milioni di tonnellate, pur mostrando una crescita percentuale più vivace, pari al +6,0% rispetto all'annualità precedente.

La geografia industriale dei flussi di scarto

La distribuzione geografica della produzione riflette fedelmente la concentrazione del tessuto manifatturiero e industriale italiano, focalizzandosi in larga parte nelle regioni settentrionali, che da sole trainano il 56% del dato complessivo. In questo contesto, la Lombardia si conferma il fulcro nazionale con 36,4 milioni di tonnellate (il 21,2% del totale), seguita da Veneto con 18 milioni, Emilia-Romagna con 15 milioni e Piemonte con 13,9 milioni. Le regioni del Centro Italia generano invece 31,3 milioni di tonnellate, ossia il 18,2% del totale, guidate principalmente dalle produzioni di Toscana e Lazio, rispettivamente a 11,5 e 11,2 milioni di tonnellate. Il Sud Italia si assesta infine a quota 44,3 milioni di tonnellate (il 25,8% nazionale), con la Campania in cima all'area meridionale grazie a 11,7 milioni di tonnellate, seguita da Sicilia con 10,1 milioni e Puglia con 9,3 milioni.

La gestione dei rifiuti: il recupero di materia è la via maestra

I dati di gestione relativi al 2024 mostrano che in Italia sono stati complessivamente trattati 187,2 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, di cui il 94,8% è composto da frazioni non pericolose. Il sistema nazionale dimostra una progressiva transizione ecologica riducendo l'uso della discarica, che registra un calo del 2% rispetto al 2023 e del 23,9% se confrontato con i dati del 2021. Il recupero di materia si consolida come l'asse portante della gestione nazionale, arrivando a rappresentare il 74,3% del totale gestito (pari a 139,1 milioni di tonnellate, in crescita del +6,4% in un anno), a fronte di uno smaltimento che si ferma invece al 13,9%.

Questo dinamismo si riflette anche nei flussi di importazione ed esportazione: l'Italia importa circa 7 milioni di tonnellate di rifiuti, in massima parte costituiti da rottami metallici provenienti da Germania e Francia e destinati a alimentare le acciaierie nazionali, mentre esporta 5,1 milioni di tonnellate, dirette soprattutto verso la Germania. Per supportare questo massiccio ciclo di recupero, la penisola conta su una rete infrastrutturale di 10.563 impianti attivi, con la Lombardia che ospita quasi un quinto di questa rete con ben 2.068 strutture operative.

La Presidente di ISPRA e SNPA, Maria Alessandra Gallone, ha sottolineato come, sebbene emergano sfide legate ai volumi elevati e alla distribuzione non uniforme degli impianti sul territorio, i dati confermino la solidità del percorso nazionale verso l'economia circolare. Gallone ha evidenziato in particolare le ottime performance nel riciclo dei rifiuti da costruzione, spiegando che l'innovazione e una gestione efficiente possono tradursi in vantaggi concreti per l'ambiente e l'industria, stimolando a proseguire sulla strada del recupero e del potenziamento delle competenze tecnologiche.

I flussi di rifiuti

L'esame dei singoli flussi evidenzia alcune eccellenze e specifiche criticità gestionali. Il settore delle costruzioni e demolizioni raggiunge un tasso di riciclo record dell'82,4% (calcolato al netto di terre e rocce da scavo e fanghi di dragaggio), superando ampiamente l'obiettivo europeo del 70%. Anche i veicoli fuori uso mostrano buone performance di riciclaggio all'86,7%, oltrepassando il target dell'85%, sebbene rimanga ancora distante l'obiettivo del 95% di recupero totale a causa della carenza di impianti dedicati al recupero energetico. Per quanto riguarda gli pneumatici fuori uso (PFU), le tonnellate gestite sono state 495 mila, con l'85% avviato con successo al recupero di materia, pur in presenza di una necessità di ottimizzazione delle reti di raccolta.

Sul fronte dei rifiuti tessili e conciari sono state gestite più di 551 mila tonnellate, in crescita del 5,9% rispetto all'anno precedente; il flusso è dominato per il 72,2% dagli scarti del comparto conciario, mentre il settore tessile costituisce il restante 27,8%. I fanghi di depurazione registrano invece una produzione di 3,1 milioni di tonnellate (in calo del 3% rispetto al 2023), con il 53,7% destinato a recupero e il 44,1% ancora avviato a smaltimento.

Al contrario, permangono forti criticità per altre frazioni sensibili. La gestione dell'amianto risente della mancanza di una decontaminazione sistematica del territorio nazionale, a fronte di una produzione di rifiuti contenenti amianto pari a 272 mila tonnellate, in forte aumento del 13,4% rispetto al 2023. Infine, i rifiuti sanitari si attestano a 259 mila tonnellate, costituiti per la maggior parte da sostanze pericolose (226 mila tonnellate, +4% sul 2023), per le quali lo smaltimento rimane la via di gestione ampiamente prevalente, assorbendo il 73,4% del flusso complessivo.


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