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Il conto salato della siccità: l’Italia perde 24 miliardi

Un nuovo studio del CMCC rivela l'impatto devastante della carenza idrica sull'economia: non solo agricoltura, ma anche edilizia e manifattura in ginocchio. Con un aumento di 2°C, i danni per il nostro Paese potrebbero triplicare.

Il conto salato della siccità: l’Italia perde 24 miliardi

Mentre il Mediterraneo brucia sotto ondate di calore sempre più frequenti, la ricerca scientifica mette nero su bianco il prezzo reale che le nostre economie stanno pagando per l'emergenza climatica. La ricerca dal titolo “Multi-Year Droughts and Their Compounding Economic Impacts in Europe”, condotta dalla Fondazione CMCC e dal Politecnico di Milano, analizza per la prima volta l’impatto economico complessivo della siccità ed evidenzia le ripercussioni economiche sul medio e lungo periodo per diversi settori portando alla luce dati e informazioni finora inediti.

I numeri della crisi: Italia e Europa a confronto

Secondo la ricerca, la sola siccità del periodo 2015-2018 è costata all'Italia ben 24,3 miliardi di euro in termini di PIL pro capite, portando con sé la perdita di 330.000 posti di lavoro. Ma guardando all'intero continente, il quadro si fa ancora più cupo: l'Europa ha bruciato circa 439 miliardi di euro e 5,8 milioni di impieghi nello stesso quadriennio.

Il dato più allarmante riguarda però il futuro. In uno scenario di riscaldamento globale a +2 °C, l'impatto economico per l'Italia potrebbe quasi triplicare, arrivando a costare 74 miliardi di euro e mettendo a rischio quasi un milione di posti di lavoro.

L'aspetto più innovativo dello studio risiede nella capacità di analizzare gli impatti nel medio-lungo periodo. Le stime ufficiali, che calcolano danni per 738 miliardi di euro tra il 1980 e il 2023, tendono a sottostimare il costo reale ignorando gli anni successivi all'evento meteorologico.

"Un singolo evento siccitoso influisce immediatamente sul PIL, ma le perdite maggiori si accumulano nei sei anni successivi", spiegano i ricercatori. La siccità, infatti, alza il costo del capitale e scoraggia gli investimenti produttivi per anni dopo che le piogge sono tornate a cadere.

Settori a confronto: le cicatrici di industria ed edilizia

Lo studio evidenzia una differenza sostanziale tra i vari comparti economici

Il settore delle costruzioni emerge come il comparto più duramente e persistentemente colpito dalla siccità, subendo perdite che tendono a intensificarsi nel tempo anziché risolversi con il ritorno delle piogge.

Le ragioni di questa vulnerabilità strutturale sono molteplici e riguardano sia fattori operativi che dinamiche finanziarie:

  • Sensibilità climatica della forza lavoro: A causa dell'elevata esposizione al calore, i lavoratori edili sono estremamente vulnerabili alle condizioni di siccità e caldo estremo. Spesso, l'unica opzione di adattamento possibile è la sospensione dei lavori, che causa ritardi e perdite immediate di produttività.
  • Crollo degli investimenti e del capitale: Gli investimenti sono la componente economica più esposta agli shock idrici. La siccità innalza il costo del capitale e i premi al rischio, scoraggiando la spesa produttiva a lungo termine. Poiché l'edilizia dipende direttamente dalla pianificazione degli investimenti, una riduzione generalizzata degli stessi si traduce in un calo drastico della domanda di nuovi edifici e infrastrutture.
  • Danni fisici e geologici (Subsidenza): La siccità prolungata può causare il cedimento del terreno (subsidenza), danneggiando gravemente edifici e infrastrutture esistenti. Questo non solo aumenta i costi di coordinamento e transazione, ma diminuisce l'attrattività di un'intera regione per nuovi progetti costruttivi.
  • Assenza di meccanismi di recupero rapido: A differenza dell'agricoltura, che può contare su assicurazioni o sul cambio delle colture per riprendersi in 2-3 anni, l'edilizia non dispone di strumenti di adattamento altrettanto veloci. Per questo motivo, le perdite nel settore edile restano le più profonde e mostrano le "cicatrici più lunghe", con un impatto negativo che può durare per molti anni dopo l'evento meteorologico.

In termini numerici, mentre l'impatto immediato sulla crescita del settore è di circa -0,53 punti percentuali, le perdite cumulate dopo cinque anni possono raggiungere i -5,40 punti percentuali, evidenziando come il danno reale si manifesti pienamente solo nel lungo periodo.

Un appello alla resilienza

"L’Europa è chiamata a progettare istituzioni e mercati in grado di far fronte a condizioni climatiche estreme", afferma il professor Massimo Tavoni, autore senior dello studio. La ricerca avverte inoltre che le attuali misure di adattamento, come invasi e assicurazioni, mostrano dei limiti invalicabili: quanto più la siccità si prolunga, tanto più queste difese perdono efficacia.

In un mondo sempre più caldo, la Spagna, la Grecia e l'Italia si trovano in prima linea in una battaglia che non è più solo per l'acqua, ma per la sopravvivenza del proprio sistema economico.

Foto da Pixabay


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