SaMoTer 2026: numeri di un’edizione estremamente positiva e focus sul mercato
La prossima edizione del Salone internazionale triennale delle macchine per costruzioni è in programma dal 9 al 12 maggio 2029 a Verona.

Si è chiusa con un bilancio estremamente positivo la 32ª edizione di SaMoTer, il Salone internazionale delle macchine per costruzioni di Verona. Nonostante un formato più concentrato di quattro giornate, la manifestazione ha registrato 42.000 operatori professionali da 78 nazioni, superando i numeri del 2023. Il dato più significativo è l'impennata delle presenze estere (+38%), a conferma di una fiera sempre più proiettata sui mercati globali, con 526 espositori distribuiti su 52mila metri quadrati. L’edizione 2026 ha riunito 526 espositori, di cui 124 esteri da 22 Paesi. Nei padiglioni di Veronafiere sono tornati tutti i principali player mondiali del construction equipment, con un’offerta che ha coperto l’intera gamma della filiera: movimento terra, sollevamento, demolizione, perforazione, frantumazione, macchine stradali, veicoli per cava e cantiere, calcestruzzo, attrezzature, componenti, ricambi, logistica e servizi.
Nelle quattro giornate di fiera, Recycling Industry ha incontrato gli espositori, registrando commenti positivi per quanto riguarda l’affluenza e i contatti. Sono stati giorni pieni di conferenze stampa dedicate alle novità, che poco alla volta vi presenteremo su queste pagine del giornale. Non da ultimo, dobbiamo ricordare che SaMoTer è stata anche vetrina per le presentazioni di importanti convegni, come quello sul mercato del movimento terra, presentato da del CER (Centro Europa Ricerche) per conto di Unacea (l’Unione italiana macchine per costruzioni), di cui sotto troverete i risultati.
Il primato italiano
Il convegno di apertura ha svelato numeri molto positivi: tra il 2019 e il 2025, il mercato italiano delle macchine per costruzioni è cresciuto del 38,8%, ponendosi in netta controtendenza rispetto alla media UE, calata del 9,4%. Mentre colossi come Francia (-28,3%) e Germania (-22,7%) hanno subito forti contrazioni, l'Italia ha quasi raddoppiato i volumi rispetto al 2017, raggiungendo le 26.000 unità vendute nel 2025.
A illustrare lo studio nel corso nel convegno “Le macchine per costruzioni e le filiere produttive italiane: la dimensione economica complessiva”, Stefano Fantacone, direttore della ricerca del CER, che ha sottolineato come il comparto rappresenti un segmento industriale ad alta specializzazione, strettamente connesso alla trasformazione dei processi produttivi nel settore delle costruzioni e alla modernizzazione del sistema infrastrutturale. Il mercato italiano delle macchine per costruzioni ha raggiunto nel 2025 quota 26mila unità vendute, quasi il doppio rispetto alle 13.500 del 2017, confermando una crescita strutturale di lungo periodo. Dopo il massimo toccato nel 2022 (29.700 unità), il settore mostra oggi una fase di normalizzazione. Per il 2026 è attesa una lieve contrazione a 25.500 unità (-1,9%), in un contesto macroeconomico caratterizzato da crescita moderata del PIL (+0,3%) e rallentamento degli investimenti in costruzioni (-0,3%), oltre che da pressioni inflazionistiche legate ai costi energetici superiori al 20%.
Nel contesto europeo, la ricerca evidenzia con chiarezza il rafforzamento del ruolo dell’Italia nel mercato delle macchine per costruzioni. Nel 2025 il Paese si è posizionato come terzo mercato europeo per volumi venduti, dopo Germania e Regno Unito, superando la Francia e consolidando una quota sul mercato europeo pari a circa il 15%, in netto aumento rispetto al 9,6% del 2019. Un risultato che riflette una dinamica di crescita in controtendenza rispetto agli altri principali Paesi: nel periodo 2019-2025 il mercato italiano ha registrato un’espansione del +38,8%, a fronte di una contrazione media europea del -9,4% e di cali significativi in Francia (-28,3%), Germania (-22,7%) e Regno Unito (-5,8%). L’Italia si conferma così l’unico tra i grandi mercati europei ad aver superato i livelli pre-Covid, rafforzando il proprio posizionamento competitivo e assumendo un ruolo sempre più centrale negli equilibri del settore a livello continentale.
Le voci dei protagonisti
Il dibattito tra i top brand del settore ha evidenziato come questa crescita sia solida, ma non priva di ostacoli.
Gianluca Calì (CGT) ha sottolineato il legame indissolubile con le opere pubbliche: «L'andamento del nostro mercato è direttamente proporzionale a quello delle costruzioni. Il PNRR ha certamente favorito la crescita dei lavori infrastrutturali». Calì ha inoltre lanciato un monito sulla sicurezza: «La mancata sicurezza nelle aziende oggi vale il 3% di punti di PIL... abbiamo in mano degli spazi per far crescere il mercato puntando sul valore delle nostre soluzioni».
Sul fronte del mercato, Luca Evangelista (Volvo CE) invita a non temere il lieve calo previsto per il 2026: «Non vedo mai come un momento di crisi quando l'asticella si abbassa un pochino... è un momento di assestamento. L'Italia sta facendo numeri importanti grazie al lavoro svolto in precedenza». Evangelista ha poi ricordato come la tecnologia attuale renda le macchine estremamente confortevoli: «C’è una tecnologia che potrebbe fare impallidire un'autovettura... è meno stressante guidare una pala o un escavatore di nuova concezione».
Tuttavia, pesano i ritardi burocratici. Maurizio Tosi (Ammann Group) ha denunciato le difficoltà nell'installazione degli impianti: «Per montare un impianto ad asfalto servono autorizzazioni da enti diversi che spesso non parlano fra di loro... un cliente può riuscire ad averla in 6 mesi oppure non ottenerla in 3 anni. Questo frena la volontà di investire».
La questione generazionale è stata al centro dell'intervento di Filippo Venieri (VF Venieri), che ha parlato di una "nuova normalità" fatta di instabilità: «Dobbiamo attirare giovani nel nostro settore... i nuovi operatori saranno giovani, i nuovi clienti saranno giovani. Invito tutti a investire sugli under 30». I dati confermano questa vivacità: il 37,9% dei nuovi contratti nel settore è già oggi destinato a giovani sotto i 35 anni.
Le nubi all'orizzonte riguardano principalmente la geopolitica. David Bazzi (Komatsu Italia) ha spiegato le difficoltà dei produttori: «Siamo degli assemblatori e i componenti arrivano quasi tutti dall'Asia. Stiamo sperimentando che la logistica sta avendo dei grossi problemi... se prima servivano 3 mesi, ora ne servono 4».
Infine, Marco Ferroni (Kobelco) guarda con ottimismo al medio termine: nonostante un 2026 partito a rilento per l'incertezza sugli incentivi, «il 2027 potrebbe essere in controtendenza rispetto ai numeri di tutti gli altri grandi paesi europei» se si velocizzeranno i processi e il supporto del credito.
A seguire una selezione di fotografie realizzate durante la fiera.






