Efficienza energetica, finita la spinta degli incentivi, inizia una nuova fase per il settore
Lo studio AGICI sul mercato energetico fotografa uno scenario in cui il calo degli incentivi sta ridisegnando il comparto, con ricavi in normalizzazione e differenze sempre più marcate tra modelli di business.

Dopo anni di forte espansione trainata dai bonus per gli edifici (i.e. Superbonus), il mercato dell’efficienza energetica in Italia entra in una nuova fase, caratterizzata da una maggiore selettività del mercato, in cui emergono con più chiarezza le differenze tra operatori e modelli di business. È quanto emerge dallo studio “Mercato dell’efficienza energetica in Italia: dinamiche e prospettive strategiche per le ESCo”, presentato da AGICI a Milano.
Secondo l’analisi, dopo aver superato i 16 miliardi di euro nel 2023, il valore complessivo del comparto delle ESCo (Energy Service Company) – le società specializzate nella realizzazione di interventi di efficienza energetica – si è attestato intorno agli 11 miliardi a fine 2024, riflettendo una normalizzazione del mercato e una minore spinta della domanda rispetto agli anni precedenti. Dallo studio emerge inoltre che, in questo scenario, le prime 50 ESCo per fatturato concentrano oltre l’80% del mercato – pari a circa 9 miliardi di euro – evidenziando il peso di un nucleo di operatori strutturati, all’interno del quale si osserva una crescente differenziazione nei modelli operativi.
La contrazione dei ricavi, che si accompagna a una progressiva normalizzazione della marginalità, fa infatti emergere con maggiore chiarezza le differenze tra modelli di business. In particolare, le ESCo più strutturate – come quelle “integrate”, caratterizzate da una maggiore scala operativa e da un’offerta più ampia lungo la catena del valore –, mostrano una maggiore continuità nei risultati, mentre quelle con modelli maggiormente legati al sostegno degli incentivi evidenziano una maggiore variabilità, soprattutto in un contesto di contrazione della domanda.
Il quadro che emerge è quello di un comparto che, pur avendo ampliato significativamente le proprie dimensioni negli ultimi anni, è oggi chiamato a dimostrare la propria sostenibilità economica in una fase di minor espansione, caratterizzata da una domanda in contrazione. In questo contesto, il tema degli strumenti di supporto assume un ruolo centrale: la loro capacità di accompagnare investimenti nel lungo periodo appare oggi ancora parziale, rendendo necessario un ripensamento degli attuali incentivi, per sostenere una crescita più stabile e duratura.
L’analisi delle politiche attive mostra, infatti, che gli strumenti più efficaci non coincidono necessariamente con i più costosi, ma con quelli più mirati, misurabili e coerenti con l’obiettivo perseguito. Secondo i dati ENEA e GSE elaborati da AGICI, ad esempio – e tenendo comunque presente la diversa natura e finalità degli strumenti –, i Titoli di Efficienza Energetica (TEE) sono un riferimento per l’efficienza energetica industriale, avendo generato un impatto pari a 3,4 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio) a fronte di una spesa di circa 0,9 miliardi di euro. Misure come quelle orientate alla Transizione 4.0, invece, efficaci come leva per gli investimenti e l’innovazione ma meno in termini di efficientamento energetico, si attestano su 1,4 Mtep a fronte di una spesa di circa 24,7 miliardi.
Allo stesso tempo, emergono segnali di adattamento anche sul fronte del mercato, con il rafforzarsi delle dinamiche di consolidamento del comparto. L’analisi delle principali operazioni di M&A evidenzia 10 operazioni nel periodo 2021–2025, con un’accelerazione nel 2025 con 4 deal (rispetto ai 2 registrati in ciascuno degli anni precedenti), segnale di una crescente attenzione e dell’avvio di una nuova fase di riassetto. Le operazioni si muovono lungo tre direttrici principali: consolidamento tra operatori, integrazione da parte delle utility e ingresso di investitori finanziari, anche attraverso la costruzione di piattaforme.
«Il mercato dell’efficienza energetica sta attraversando una fase di transizione. Dopo una crescita sostenuta, oggi emerge con maggiore chiarezza la necessità di modelli industriali solidi e capaci di generare valore nel tempo», ha commentato Stefano Clerici, Amministratore Delegato di AGICI. «In questo contesto, il quadro disegnato dagli attuali incentivi di supporto mostra margini di evoluzione, soprattutto nella capacità di sostenere investimenti nel lungo periodo in modo stabile e coerente con gli obiettivi di sistema. È necessario evolvere verso strumenti in grado di valorizzare non solo i risparmi energetici, ma anche la riduzione delle emissioni, premiando interventi più complessi e integrati. Guardando avanti, la direzione è chiara: l’integrazione tra efficienza energetica e fonti rinnovabili rappresenta una leva sempre più centrale, non solo per la decarbonizzazione ma anche per la sostenibilità economica dei progetti. Gli interventi progettati in modo integrato consentono infatti di migliorare il profilo economico-finanziario complessivo, generando valore superiore rispetto a soluzioni frammentate e rendendo gli investimenti più scalabili e attrattivi per il mercato».







